Emesso il 29 febbraio 1960
25 L. - San Antonino

 

Antonino Pierozzi noto anche come sant'Antonino da Firenze (Firenze, 1389 – Montughi, 2 maggio 1459) è stato un teologo, arcivescovo cattolicoe letterato italiano; appartenne all'ordine dei Frati Predicatori, fu arcivescovo di Firenze e studioso nei ranghi della tarda scolastica. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica.

 

Figlio del notaro ser Niccolò Pierozzi, fin dalla giovane età maturò un'indole avvezza alla meditazione, allo studio e alla preghiera, che in età adulta gli valsero l'appellativo di "campione della serietà". La sua esile figura dalla corporatura minuta gli diede qualche difficoltà a entrare tra i domenicani, ma le sue doti intellettuali convinsero i frati (si dice che sapesse a memoria tutto il Decreto di Graziano).

Ricevette il sacerdozio probabilmente a Cortona nel 1414, dove si trovava per predicare. Si spostò anche a Fiesole e a Foligno.

Sin da giovane ricevette numerosi incarichi di responsabilità: Vicario degli Osservanti in Italia e priore dei conventi domenicani a Napoli, Gaeta, a Roma (in Santa Maria sopra Minerva).

Tornò quindi a Firenze e divenne priore del convento di San Marco, che, nello stesso periodo in cui Beato Angelico ne affrescava le celle con un famoso ciclo sulla vita di Gesù, raggiunse con Antonino vertici di spiritualità e vita cristiana.

Durante questa carica fu chiamato a ricoprire il seggio arcivescovile del capoluogo toscano nel 1446, dopo Bartolomeo Zabarella, su precisa richiesta della Signoria e del Capitolo di Santa Maria del Fiore. Accettò l'incarico seppur con riluttanza (provò anche a fuggire, ma venne bloccato a Fiesole), e svolse il suo compito contraddistinguendosi per magnanimità, carità e profonda dottrina. Fu papa Eugenio IV stesso, esule a Firenze, che gli conferì la carica in persona.

Per un certo senso precursore della riforma tridentina, diede un nuovo volto alla arcidiocesi, con la riorganizzazione delle parrocchie, il ripristino degli ideali evangelici nel clero, l'istruzione dei fedeli, eccetera. Figura instancabile, compiva regolarmente visite pastorali nelle varie chiese cittadine e del contado, radunava i sacerdoti, predicava al popolo dei fedeli e scriveva opere morali e teologiche (in latino e in volgare). Non mancarono poi incarichi dati dal pontefice o dalla Repubblica fiorentina.

Busto sull'altare dell'Oratorio dei Buonomini di San Martino, Firenze

Alcune descrizioni[1] dell'epoca lo ricordano come esile, sgraziato nella voce, ma austero nel portamento, con un'aurea di santità fin da quando era in vita.

Fu protettore dell'opera artistica di Beato Angelico e numerosi scritti ed un epistolario ricco di una cultura profonda, ma assai densa di umanità.

Morì il 2 maggio 1459 presso Montughi, un colle abitato appena a nord di Firenze, vicino Careggi, nel cosiddetto Palazzo dei Vescovi fiorentini, la cui torre mozzata era (alla fine del Quattrocento), nella zona dove si trova l'odierna via Luigi Lanzi e il muro merlato nell'area oggi occupata da Vicolo dei Bigozzi.

Antonino, nella sua notevolissima spiritualità, non sosteneva posizioni radicali o intransigenti (oggi si potrebbe dire anche "fondamentalista") come quelle sostenute in seguito dal suo confratello Savonarola, anzi fu un personaggio pienamente inserito nella cultura umanista fiorentina, che declinó nel governo cristiano della città e nella sua azione pastorale: riorganizzò le istituzioni caritative indirizzandole ciascuna verso un preciso compito, affinché potessero al meglio specializzarsi con risparmio di energie e di mezzi, con le cosiddette Compagnie di Dottrina: lo Spedale degli Innocenti per i fanciulli, gli orfani e i trovatelli, la Compagnia dei Buonomini di San Martino, per i poveri "verghognosi", ovvero per i benestanti caduti in disgrazia, la compagnia per l'assistenza dei sacerdoti anziani (presso l'Oratorio di Gesù Pellegrino). Antonino s'inserisce quindi in quella tradizione assistenziale - caricatevole e misericordiosa fiorentina, avviatasi attraverso l'operato dell'Ordine dei Servi di Maria e proseguita successivamente dalle confraternite del Bigallo e della Misericordia. Non è quindi un caso, se Antonino lo ritroviamo effigiato in una delle opere richiamanti la Misericordia divina, più note del panorama quattrocentesco: la Madonna della misericordia dipinta nel 1475 da Domenico Ghirlandaio (fonte: Diego Baratono, Claudio Piani, 2014).

272-5º centenario della morte di Sant'Antonino

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