Emesso il 29 febbraio 1960
60 L. - Abside e tabernacolo della basilica di S.Giovanni in Laterano

 

Il grand'arco, o arco trionfale, sostenuto da due colonne di granito rosso orientale alte metri 11, segna il confine occidentale della navata centrale mentre le quattro navatelle confinano con il transetto trans saepta che è un ampio vano rettangolare nominato per la prima volta nella storiografia basilicale nel restauro di Adriano I (772-795). Il transetto lateranense, che come insegna l'archeologia cristiana fu il primo ad apparire in Occidente ed in Oriente, era, secondo saggi recenti, a cinque sezioni, sporgeva oltre i muri esterni delle navatelle e la sua ampiezza era pari a quella della navata centrale. Il Liber pontificalis pone nel transetto sette altari ma uno solo serviva per la liturgia: ora vi sono l'altare papale entro il tabernacolo di Giovanni di Stefano, la cappella del Ss. mo Sacramento o Clementina. Il monumentale organo barocco del perugino Luca Blasi (Biagi, 1548-1608), non può avere sostituito uno dei cinque altari scomparsi dato che è stato sistemato in parete e sopra il portale settentrionale.

Clemente VIII, con la collaborazione del cardinale Cesare Baronio iniziò i lavori di rinnovamento del transetto nell'estate 1592, dopo aver discusso i progetti con l'architetto genovese Giacomo della Porta e con il pittore arpínate Bernardino Cesari. Dalla collaborazione di questi due artisti è scaturito uno dei complessi più rappresentativi del manierismo romano. Il rinnovamento auspicato dal pontefice non era certamente quello di far scomparire tutta la decorazione precedente, come purtroppo accadde allora e come continuò con il rinnovamento che Innocenzo X affiderà al Borromini.

Il soffitto in legno dorato, incentrato nel busto del Cristo fra le statue dei santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista, e i due stemmi pontificali di Clemente VIII, sono opera di Giovanni Antonio Paracca detto il Valsoldo ( 1642/46); il disegno del lacunare si deve al fiorentino Taddeo Landini (1550-1596). Il soffitto, realizzato in tiglio albuccio e abete, è opera dei falegnami Francesco Matalani, Niccolò Varisco, Valerio Valle e Giuseppe de' Bianchi da Narni, ai quali fu dato un compenso di 22 scudi a canna. Le figure dei dodici apostoli sono affrescate in alto tra le finestre e quelle dei quattro evangelisti sugli arconi.

I lavori clementini hanno demolito i due altari quattrocenteschi eretti da Guglielmo de Périers, uno nel transetto destro dedicato ai santi Giacomo, Giovanni Battista e Giovanni Evangelista, l'altro nel transetto sinistro dedicato alla Santa Croce. La figura di S. Giacomo è stata trasportata agli inizi della navata destra mentre quelle dei santi Giovanni Battista ed Evangelista sono state collocate nel chiostro. La lastra marmorea del Crocifisso fra la Vergine e san Giovanni Evangelista con la scritta "Guillermus de Pereriis auditor, Deo Salvatori nostro dicavit anno domini 1492" è stata murata nel Battistero Costantiniano. La memoria del cardinale Gerolamo Galimberti di Parma (1575), opera di Guglielmo della Porta, è stata trasferita dal Borromini nel pilastro della navata sinistra.

Sulla parete destra in alto: san Barnaba di Giovanni Battista Ricci (1550-dopo 1623), san Bartolomeo di Paris Nogari, san Simone di Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio (1552-1626); in basso san Silvestro I papa riceve i messi di Costantino del Nogari; il battesimo di Costantino del Pomarancio; sulla parete sinistra in alto san Taddeo di Orazio Gentileschi; san Tommaso di Cesare Nebbia; san Filippo di Giovanni Baglione; fondazione dell'Arcibasilica del Nogari; san Paolo e due santi dottori di Cesare Nebbia; apparizione del Santo Volto, Costantino dona gli arredi all'Arcibasilica del Baglione; alla parete sinistra in basso sant'Andrea di Giovanni Battista Ricci; san Pietro di Bernardino Cesari (1571-1622); due santi dottori e sogno di Costantino del Nebbia; trionfo di Costantino del Cesari; sotto gli affreschi, angeli in altorilievo di Giovanni Antonio Paracca detto il Valsoldo e di Stefano Maderno (1576-1636).

Il Capitolo Lateranense contribuì alle spese che ammontarono a 38.016 scudi e 19 baiocchi e dimostrò la sua gratitudine a Giacomo della Porta ottenendo da Clemente VIII l'investitura di un canonicato in S. Maria Maggiore per il figlio ed il cavalierato dell'Abito di Cristo per Bernardino Cesari, il Cavalier d'Arpino.

Il pavimento del transetto è stato rinnovato nel 1858 dall'architetto romano Andrea Busiri Vici (1818-1911) con il patrocinio di Pio IX, come dimostrato dall'ampio stemma pontificale terragno davanti all'altare papale.

L'altare papale di marmo, rinnovato, sul finire del secolo XIII, dal marmoraro Cinzio de Salvati (l293), completato da Giovanni dell'Aventino e da Giovanni di Cosma con il figlio Lucantonio, restaurato da Pio IX nel 1851 , è esaltato dall'arte medievale del magnifico

tabernacolo ogivale, commesso nel 1367 da Urbano V -con il concorso finanziario di Carlo V re di Francia e di Pietro Belliforte- a Giovanni di Stefano, che lo sostituì a quello d'argento di Sergio III, che si era liquefatto nell'incendio del 1308.

L'altare papale, prima del pontificato di Sergio III (904-911), era coperto da una tavola dipinta con le immagini degli apostoli Pietro e Paolo , delle quali forse sono memoria le due piccole statue addossate al paliotto. Quattro colonne di metallo, fra l'altare ed il coro presbiterale, erano impiegate per sostenere varie immagini di santi ed un lampadario che bruciava balsamo orientale. Tutto crollò con il terremoto dell'896: la ricostruzione cominciò con Sergio III, il tabernacolo fu restaurato da Urbano V e completato da Gregorio XII (1406-1415), la posizione dei loro stemmi nel fastigio e sui lati dell'altare risale al restauro di Pio IX. Gregorio XII tolse le quattro colonne di bronzo dorato e le pose come sostegno della cappella del Ss.mo Sacramento, dove tuttora si ammirano.

gino Fiorenzo di Lorenzo (1440-1525) ed, all'epoca di Clemente VIII, da Giovanni Battista Brughi.

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